Scuoto
la testa innervosito, mentre la frangia scura, costantemente troppo lunga, mi
cade tra gli occhi, rifiutando di lasciare la maniglia.
“Sei
un pazzo. Ammesso che riusciate a eludere tutti i controlli e raggiungere la
Germania, il viaggio in nave sarà lungo e una volta in America che farai?”
“Non
lo so, ma voglio provarci. Vieni con me, c’è posto! Andiamo via insieme.”
Invidio
quella luce che anima il suo sguardo e, stancamente cedo il passo. Torno alla
scrivania, sentendo su di me il suo sguardo deluso e compassionevole, mentre
indugia ancora un attimo, prima di scomparire nella fabbrica.
Il
poeta lo farebbe, afferrerebbe Maria e partirebbe con lei verso l’ignoto. Ma il
mio spirito è piegato, rassegnato. Rimarrò così, per la vita. Chiuso in una
scatola a sbirciare da una fessura quello che avrebbe potuto essere ma non sarà
mai.
La
giornata di lavoro passa pigramente, scivolando inesorabilmente fra le dita. I
miei occhi bruciano per tutti i documenti che ho dovuto vagliare e i conti.
Esco
con le spalle curve dopo gli operai. Sono l’ultimo a lasciare l’acciaieria,
come sempre. È così che mio padre mi ha insegnato. Ma Joseph è ancora lì, mi aspetta; e ha
un’aria un po’ imbarazzata. Forse teme
la mia ostilità, ma la mia amicizia non ostacolerà le sue scelte.
Sarebbe inutile, la sua determinazione è indomabile, lo so.
“Andiamo
a bere qualcosa al bar? Ce lo meritiamo!”
Sì,
è vero. L’alcol è l’unica concessione che mi lascio. Obliare leggermente la mia
mente per smorzare il pensiero normativo che mi domina. Sì, lo accompagno al
bar. Forse per l’ultima volta. Lui non ha abbandonato la decisione di partire.
Me ne parla ancora, ma io non gli do retta. Sarei curioso di vedere con che
marmaglia si è accordato, ma quale scopo. Viaggiamo su due binari separati
ormai. E il mio è quello morto.
Temo
che sotto l’esaltazione del bere, Joseph possa dire qualche parola di troppo
sui suoi progetti, così lo accompagno a casa, zittendo le sue parole da
ubriaco.
Sul
portone di casa mi abbraccia e mi fissa negli occhi. Ha bevuto troppo, è
evidente.
“Vieni
con me, Victor, Non puoi dire che questa vita ti vada bene. Lo so che non è
così. Dillo anche a Maria. Da come ti guarda, non vede l’ora di dividere la sua
vita con te. È un futuro incerto, lo so bene, ma la vita è incertezza.
Altrimenti si muore!”
Fisso
un’ultima volta gli occhi del mio amico, azzurri e luminosi come il cielo. I
miei invece sono grigi, come l’asfalto immobile e immutabile. Io sono già
morto, il suo desiderio di libertà non può scuotermi.
Sorrido
e mi volto, prendendo la strada di casa con il cuore pesante. Non voglio
rientrare. Sarebbe bello spezzare gli schemi di quella vita sempre uguale, ma
non possiedo il coraggio che ha lui. È stato bello averlo nella mia vita!
