Le
mie giornate scorrono uguali, non ricordo nemmeno da quanto. Credo di essere
passato dalla fanciullezza all’età adulta senza rendermene conto, se mai ho
vissuto una vera infanzia.
Ma
possiedo una forte spinta che mi aiuta ad alzarmi dal letto al mattino e
prepararmi per recarmi al lavoro. L’acciaieria che assorbe l’anima e il corpo
della famiglia da decenni e che, ormai, ha ingoiato anche me.
Maria.
Lei è giovane, bella e con una vivacità interiore che traspare dai suoi occhi
cerulei. Sento il profumo della sua pelle candida quando mi passa accanto e
desidero poter andare oltre al nostro rapporto di formale conoscenza.
“Buon
giorno signore!”
Mi
attende solerte, salutandomi con un sorriso composto, misurando con cura l’inclinazione
delle labbra. Non fosse mai che si aprissero a un’espressione di confidenza.
Mi
serve la colazione, porgendomi il giornale; e le gote rimangono tirate, segno
che il sorriso sincero rifiuta di abbandonare il suo viso delicato.
Al
diavolo quel “signore”. Io sono Victor. Abbandona le formalità Maria e lascia
che quel sorriso nascosto illumini totalmente il tuo bel viso da bambina che ha
dovuto imparare a lavorare troppo presto.
Potrei
osare, ma non lo farò. Troppe cameriere sono state compromesse da padroni
egoisti che non hanno ponderato le conseguenze, o, più probabilmente, se ne
sono fregati. No Maria, tu sei troppo pura perché io abbia l’ardire di
accarezzare la tua mano, sempre così dolorosamente vicina. Le convenzioni sono
troppo rigide in questa nostra maledetta società; e io troppo vigliacco per
sfidarle.
Ho
sempre dovuto piegare il capo, non conosco altre vie.
Mi
alzo lentamente dal tavolo, sollevando per un attimo gli occhi verso la tua
figura. Sei sempre lì, come una statuina di porcellana, fiera e composta.
Piccola, ma così forte. L’espressione serena non abbandona il tuo volto, mentre
increspi le labbra, lottando con tutte le tue forze per impedire a quel sorriso
di aprirsi in modo troppo sfacciato. E io, da vigliacco che sono, abbasso lo
sguardo, sussurrando:
“Buona
giornata!”
Non
ascolto la tua risposta convenzionale, sempre uguale, coperta dal rumore delle
stoviglie che ti affretti a raccogliere.
Oggi
non è il giorno in cui ti parlerò con sincerità. Chissà se mai arriverà quel
giorno.
Potrei
decidere di scappare via con te, lontano da quel piccolo mondo opprimente che
ci spinge agli angoli opposti di una stanza. Ma il poeta non è abbastanza forte
da vincere sul figlio devoto.
Mio
padre mi ha affidato la fabbrica e il mio compito è quello di portare avanti il
lavoro, fare in modo che tutto proceda con ordine. Che gli ingranaggi della
vita vengano oliati con la dose giusta di apparente affidabilità.
Lealtà
alla famiglia e al lavoro più che al cuore. Non può cambiare. Io non posso
cambiare.
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