giovedì 25 aprile 2013

Parte seconda del giorno uno:


“Buon giorno poeta, altra notte passato chino sui libri ad annotare parole malinconiche? E la bella Maria, come sta?”
“Joseph, il tuo tono è sempre…”
“Inappropriato, troppo vivace, troppo tutto. Sì, lo so. Ci pensa già abbastanza mio padre a rinfacciarmelo. Come capo, fai bene a rimettermi in riga, ma come amico ti converrebbe ascoltarmi, forse riuscirei a smuovere un po’ questa tua vita fossilizzata. Tuo padre ti tiene al guinzaglio, come ha fatto da quando sei nato. Affidarti l’azienda non è stato un segno di fiducia, ma un modo per legarti ancora più saldamente alla sua causa. Presto ti presenterà una bella fidanzata, un buon partito che possa giovare agli interessi della famiglia, e addio Maria. Dovrai seppellire i tuoi sogni di giovinezza e diventare una copia dell’uomo che non avresti mai voluto imitare!”
Abbasso gli occhi, facendo finta di interessarmi a un documento sulla mia scrivania, mentre lascio andare quella poca aria che continua a mantenermi in vita.
“Avresti dovuto importi, il tuo posto era all’università, non in questo posto.”
“Questo posto dà da vivere alla mia famiglia, alla tua e a quelle di decine di operai. Smetti di spandere pensieri insensati e vai a controllare che i macchinari siano al pieno della loro efficienza.”
“Agli ordini capo!”
Non è offeso, Joseph non perde mai il suo tono di divertita ironia. L’ho sempre invidiato, lui possiede la gioia di vivere che credo di non aver mai conosciuto. Mentre sta per uscire dal piccolo ufficio, lo vedo indugiare un po’ più a lungo davanti alla porta. Non è da lui, normalmente sarebbe già arrivato al piano operativo, con la vivacità che lo contraddistingue. Ma questa mattina sembra non abbia voglia di lasciarmi; e non è poca voglia di lavorare. Lo so, il mio migliore amico è un lavoratore instancabile. C’è qualcosa che vuole dire, ma che teme di esprimere.
Vedo varie espressioni alternarsi sul suo viso spigoloso, accendendolo più volte con il suo accattivante sorriso che lo aiuta ad arrivare a fine giornata, anche quando il lavoro è più duro.
“Ho conosciuto della gente ieri.”
Il mio sopracciglio si alza sospettoso davanti alla sua vaghezza.
“Che gente?”
“Gente!”
Fa spallucce, come se il pensiero non fosse discutibile. Attendo con aria curiosa. La premessa così nebbiosa non è da lui. Mi fa temere che si sia invischiato in qualcosa di losco.
“Partono, hanno dei camion e c’è una nave che li aspetta sulla costa tedesca.”
Rido, un viaggio che non riesco nemmeno a immaginare, per raggiungere una fantomatica nave, diretta chissà dove. La cosa mi sembra esagerata anche per Joseph. Ma torno serio immediatamente. Non è uno scherzo. Lui non ride. Sta parlando sul serio.
“Partono domani notte, Victor. Io vado con loro. Non posso continuare qui, le cose sono troppo oppressive.”
Scatto istantaneamente avanti, strappandogli la maniglia della porta di mano per chiuderla. Mi schiarisco la gola prima di assumere un tono pacato, ma fermo, fissandolo negli occhi.
“Partire? Attraversare mezza Europa, varcare i confini per imbarcarsi. Per dove?”
Il sussurro della sua risposta è come un respiro di libertà.
“America, Victor. Vado in America. Addio regime oppressivo. Addio catena di montaggio sempre uguale. Mi riprendo la vita, amico. Abbiamo diciassette anni. Ci dev’essere qualcosa di più per noi!”

mercoledì 24 aprile 2013

Ed ecco, come promesso, il prologo della storia. Andiamo indietro nel tempo, piu' o meno alla merà del secolo scorso.


Le mie giornate scorrono uguali, non ricordo nemmeno da quanto. Credo di essere passato dalla fanciullezza all’età adulta senza rendermene conto, se mai ho vissuto una vera infanzia.
Ma possiedo una forte spinta che mi aiuta ad alzarmi dal letto al mattino e prepararmi per recarmi al lavoro. L’acciaieria che assorbe l’anima e il corpo della famiglia da decenni e che, ormai, ha ingoiato anche me.
Maria. Lei è giovane, bella e con una vivacità interiore che traspare dai suoi occhi cerulei. Sento il profumo della sua pelle candida quando mi passa accanto e desidero poter andare oltre al nostro rapporto di formale conoscenza.
“Buon giorno signore!”
Mi attende solerte, salutandomi con un sorriso composto, misurando con cura l’inclinazione delle labbra. Non fosse mai che si aprissero a un’espressione di confidenza.
Mi serve la colazione, porgendomi il giornale; e le gote rimangono tirate, segno che il sorriso sincero rifiuta di abbandonare il suo viso delicato.
Al diavolo quel “signore”. Io sono Victor. Abbandona le formalità Maria e lascia che quel sorriso nascosto illumini totalmente il tuo bel viso da bambina che ha dovuto imparare a lavorare troppo presto.
Potrei osare, ma non lo farò. Troppe cameriere sono state compromesse da padroni egoisti che non hanno ponderato le conseguenze, o, più probabilmente, se ne sono fregati. No Maria, tu sei troppo pura perché io abbia l’ardire di accarezzare la tua mano, sempre così dolorosamente vicina. Le convenzioni sono troppo rigide in questa nostra maledetta società; e io troppo vigliacco per sfidarle.
Ho sempre dovuto piegare il capo, non conosco altre vie.
Mi alzo lentamente dal tavolo, sollevando per un attimo gli occhi verso la tua figura. Sei sempre lì, come una statuina di porcellana, fiera e composta. Piccola, ma così forte. L’espressione serena non abbandona il tuo volto, mentre increspi le labbra, lottando con tutte le tue forze per impedire a quel sorriso di aprirsi in modo troppo sfacciato. E io, da vigliacco che sono, abbasso lo sguardo, sussurrando:
“Buona giornata!”
Non ascolto la tua risposta convenzionale, sempre uguale, coperta dal rumore delle stoviglie che ti affretti a raccogliere.
Oggi non è il giorno in cui ti parlerò con sincerità. Chissà se mai arriverà quel giorno.
Potrei decidere di scappare via con te, lontano da quel piccolo mondo opprimente che ci spinge agli angoli opposti di una stanza. Ma il poeta non è abbastanza forte da vincere sul figlio devoto.
Mio padre mi ha affidato la fabbrica e il mio compito è quello di portare avanti il lavoro, fare in modo che tutto proceda con ordine. Che gli ingranaggi della vita vengano oliati con la dose giusta di apparente affidabilità.
Lealtà alla famiglia e al lavoro più che al cuore. Non può cambiare. Io non posso cambiare.


mercoledì 17 aprile 2013




“Ho lo spirito di un poeta e l’animo di un vampiro.
Nero come la notte e grigio come la nebbia che si solleva da suolo all’alba, lasciando il corpo svuotato e gli occhi pieni di mascherate lacrime di malinconia.
Guardando la vita attraverso uno spesso velo che opprime il cuore e la mente.”

VIRUS


Virus è la mia nuova serie di racconti che uscirà prossimamente per Lite Editions (www.lite-editions.com)

Si tratta di una storia di vampiri composta da 4 racconti, di target young adult, ma di genere erotico, come tutti i racconti targati Lite.
Sulle pagine di questo Blog, intendo tenervi informati sulle date di uscita degli e-book, ma anche di approfondire la storia. Sarà come un prologo. In una sorta di diario, verranno raccontate le origini di Victor. Com'era prima di incontrare Felicia e anche prima di diventare un vampiro. 
Per iniziare, però, un'idea su che cos'è esattamente Virus:

"I sogni sono spesso dei presagi o delle spiegazioni di cose misteriose che non si riescono a cogliere nella realtà. Felicia scoprirà presto di avere molto in comune con la dama ottocentesca del suo sogno che contiene nel proprio sangue un potente siero contro i vampiri. Ma al contrario del suo alter ego passato, la ragazza non vuole sfuggire i vampiri, ma andargli incontro, per trovare il vero amore. Forse il suo sangue non è una condanna per tutta quella stirpe, ma può significare la salvezza per un gruppo di loro."

Per quanto riguarda il primo capitolo, si tratta della presentazione dei personaggi e un'introduzione della storia:

"Felicia è una studentessa come tante, un po' più pudica della media forse, visto che a diciotto anni è ancora vergine. Ma è decisa a trovare il ragazzo giusto per abbandonarsi alle pulsioni che fin'ora ha sfogato solo nei sogni e sperimentando il sesso con la sua migliore amica. E' molto attratta da Victor, un nuovo compagno straniero; ed è piacevolmente sorpresa dal constatare che anche lui provi interesse nei suoi confronti. Ma, proprio quando Felicia sta per abbandonare tutto il suo pudore, il padre del ragazzo irrompe sulla scena mettendo un freno a ogni cosa, lasciando la ragazza piena di interrogativi."